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Denunciato un 57enne di Ceglie Messapica: accusa, truffa da mezzo milione di euro. Tutto originato da un incidente mortale

Anche due avvocati di Roma e un assicuratore. Una 43enne residente nel tarantino perse due fratelli nel sinistro, ora della vicenda si occupa la Guardia di finanza di Castellaneta

Un nuovo esposto nei confronti di un 57enne di Ceglie Messapica (Brindisi), “già denunciato per truffa e appropriazione indebita, oltre che per auto-riciclaggio e abusivismo finanziario, nell’ambito di un’inchiesta del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma”. Il pugliese come due avvocati romani “con cui collabora”, evidenzia lo Studio 3A: “sono accusati di essersi appropriati di quasi due milioni di euro frutto di risarcimenti che spettavano ai familiari delle vittime di incidenti, per lo più di nazionalità rumena.

Proprio una rumena di 43 anni nei giorni scorsi si è rivolta alla Guardia di Finanza e alla Procura di Taranto, lamentando di essere rimasta vittima con i suoi familiari di un raggiro per svariate centinaia di migliaia di euro: la donna ha chiesto aiuto e assistenza a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. La quarantatreenne, residente nel tarantino, nel 2012 perde due fratelli in un tragico incidente: essendo terzi trasportati nella vettura condotta da un connazionale, anche lui deceduto, la sorella e gli altri familiari hanno ogni diritto di ricevere un congruo e legittimo risarcimento, al di là della dinamica del sinistro. Non a caso viene subito avvicinata” dal titolare di un’agenzia assicurativa del posto e dall’uomo di Ceglie Messapica i quali “si presentano come esperti specializzati nella gestione del risarcimento danni connessi a sinistri gravi”. Secondo lo Studio 3A il cegliese “si qualifica anche come procuratore speciale e le promette, nel caso si affidi a lui” e a quello studio legale di Roma, “per il quale collabora, un risarcimento plurimilionario. Si impegna, inoltre, a farsi carico di tutte le spese per seguire la procedura, anche giudizialmente.

Dinanzi a quest’allettante prospettiva, la donna e la sua famiglia accettano, revocando il precedente legale”. Il cegliese “mette subito in atto la consueta strategia usata anche per gli altri casi simili che gli vengono contestati. Sapendo che i familiari delle vittime sono rientrati in Romania per i funerali (di cui peraltro si era impegnato a sostenere le spese, salvo non pagare mai un centesimo), organizza un incontro presso un notaio rumeno per farsi sottoscrivere dalla sua assistita e dagli altri congiunti una procura speciale per la gestione della procedura risarcitoria: in buona fede i rumeni firmano, non sapendo che in questo modo conferiscono al loro ‘procuratore’ ogni potere, tra cui quello di incassare le somme per loro conto”

Cinque anni fa “comunica di aver ottenuto per i suoi assistiti un primo acconto dalla compagnia di assicurazione pari a 480mila euro: per poterli incassare, il ‘collega'” del cegliese, l’assicuratore, “li convince ad aprire un contro corrente ad hoc in un istituto di credito di un’altra regione. Da allora, però, i due si fanno sentire sempre più di rado, anzi, chiedono di evitare telefonate, di usare i whatsapp per comunicare, e di non parlare mai di loro nel caso fossero contattati dalla Guardia di Finanzia, che infatti sta indagando per diverse altre pratiche simili.

Passa il tempo, e non essendoci più sviluppi sulla procedura risarcitoria, la donna rumena, sempre più sospettosa, si reca al centro liquidazione sinistri di Generali, la compagnia assicurativa della vettura dove viaggiavano i fratelli, effettua altre verifiche, anche con la madre del conducente dell’auto, e alla fine il palco crolla. Scopre che Generali, fin dal 12 dicembre 2012 aveva in realtà erogato a favore di tutte le parti 980mila euro, dei quali mancava dunque all’appello mezzo milione che si erano intascati”, secondo lo Studio 3A, il cegliese e i suoi collaboratori nella vicenda. “Non solo. Viene a sapere che quest’ultimo, in qualità di procuratore speciale suo e dei suoi congiunti”, attraverso l’avvocato romano, “senza chiedere alcuna autorizzazione, ha avviato anche un’azione di risarcimento dinanzi al Tribunale di Lucca, dove il legale millantava conoscenze varie, e che la sentenza di primo grado, del 22 giugno 2018, ha riconosciuto un ulteriore indennizzo pro quota di altri centomila euro e passa. Tutte informazioni di cui i rumeni sono sempre stati tenuti all’oscuro.

Sentendosi raggirata, la 43enne, per essere assistita e ottenere giustizia, si è rivolta a Studio 3A: è stata subito avviata un’azione per impedire quanto meno che gli ulteriori centomila euro riconosciuti della sentenza di primo grado, e già provvisoriamente esecutivi, fossero trattenuti pure questi” dal cegliese, “sono state revocate le procure speciali che gli erano state conferite e, soprattutto, è stata sporta denuncia presso la compagnia della Guardia di Finanza di Castellaneta nei confronti suoi” e dell’assicuratore “per le ipotesi di truffa aggravata e appropriazione indebita. ‘Confidiamo che la giustizia faccia il suo corso, che dia risposte rapide e ferme ai nostri assistiti e che commini una pena esemplare ai responsabili laddove vengano confermate le loro responsabilità – commenta il dott. Ermes Trovò, Presidente di Studio 3A – Ma confidiamo anche che l’Ordine degli Avvocati e le compagnie assicurative intervengano in modo deciso nei confronti di quanti screditano la professione di avvocato e assicuratore, arrecando danni incalcolabili agli assistiti ma anche all’intera categoria'”.




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