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È morto Azeglio Vicini, addio al ct delle notti magiche

Commissario tecnico della nazionale italiana di calcio trent'anni fa. A Bari la finale che mai avrebbe voluto giocare

Era stato il braccio destro di Enzo Bearzot, anche nel trionfo ai mondiali di Spagna. Dopo avere guidato l’under 21, di Bearzot prese il posto nel 1986, dopo i mondiali del Messico. Trent’anni fa, dunque, era il ct della nazionale italiana di calcio. Era da metà anni Settanta nei ranghi federali, Azeglio Vicini, e arrivò al vertice. Meritatamente. La sua fu la nazionale delle notti magiche, ai mondiali di Italia 1990, e però anche di una finale che mai avrebbe voluto giocare, a Bari: quella per il terzo posto. Neanche i baresi avrebbero mai voluto ma lo striscione “Grazie lo stesso” fu la misura e la sintesi dell’amore degli italiani, anche i meno interessati alle vicende pallonare, verso quella squadra, una delle pochissime cose davvero unificanti, forse l’unica, di un Paese che era a un passo da tangentopoli (tanto per fare un esempio).
La nazionale era bellissima da veder giocare ed emozionante: Zenga, Baresi, Bergomi, Maldini, Ferri, Ancelotti (De Agostini), Donadoni, De Napoli, Vialli, Giannini (Baggio), Schillaci (Carnevale). Schillaci il quale, mandato in campo nella prima partita contro l’Austria che resisteva sullo 0-0, segnò e da lì diventò il riferimento d’attacco inamovibile. Capocannoniere, l’azzurro. Avrebbe meritato il titolo mondiale, quella squadra con il suo ct che aveva entusiasmato un Paese intero.
È morto a Brescia, Azeglio Vicini. Era romagnolo di Cesena, aveva 85 anni. Il suo calcio, quello italiano, quello della federazione per cui ha dato tutto, sta passando un periodaccio, come mai nella storia. Forse è andato lassù per dare perfino di più del tutto, una manina sovrannaturale che forse è l’unica possibilità, Vicini.


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Commissario tecnico della nazionale italiana di calcio trent'anni fa. A Bari la finale che mai avrebbe voluto giocare

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