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Prodotti agroalimentari della Puglia, Coldiretti: “boom di esportazioni. Il vino è al +18,2 per cento”

Ma Cia Puglia considera "assurdo" non avere incluso i prodotti Dop e Igp pugliesi fra quelli dell'accordo Ceta fra Unione europea e Canada

Di seguito un comunicato diffuso da Coldiretti Puglia e, a seguire, il comunicato di Cia Puglia:

Record delle esportazioni di prodotti agroalimentari dalla Puglia che raggiungono una quota di 632 milioni di euro di valore, con una crescita del +6%, addirittura superiore di 2 punti al dato nazionale che segna un +4%. E’ quanto emerge da una analisi di  Coldiretti Puglia, sulla base dei dati Istat definitivi sul commercio estero nel 2016.

Straordinaria performance del settore del vino che fino a settembre 2016 già faceva segnare un +18,2% di crescita delle esportazioni. “Oltre al balzo in avanti dell’export, trend in continua crescita, si stima che il vino offra durante l’anno straordinarie opportunità di lavoro – dice ilPresidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi. Grande exploit della Puglia dei rossi, degli spumanti e dei vini rosati che in 3 anni registrano un balzo record del + 122% (fonte UIV), rappresentando il 40% della produzione nazionale con oltre 1 milione di bottiglie l’anno. In sintesi 1 bottiglia su 4 di rosé ‘Made in Italy’ è pugliese. Sempre i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, in controtendenza rispetto al dato generale, secondo il quale negli ultimi 50 anni il consumo di vino è sceso da 70 litri pro capite all’anno a 36-37 litri e la media continua a scendere dell’1% annuo”.

Calano al contempo i dati delle importazioni che in Puglia segnano un ragguardevole – 12%. “E’ anche il risultato delle nostre battaglie per la tutela del vero made in Italy – dice Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – perché oggi spacciare oli importati dall’estero per pugliesi con la ‘Legge Salva Olio’ è più ‘complesso’, fare formaggi e latticini con latte importato è decisamente più pericoloso grazie al decreto sull’etichettatura dell’origine del latte e, quando avremo il via libera comunitario, sarà garantita maggiore trasparenza anche alla filiera del grano, a beneficio degli agricoltori e soprattutto dei consumatori che sapranno cosa c’è in un pacco di pasta, grazie al decreto al vaglio dell’UE. Per questo dobbiamo anche ringraziare gli organismi di controllo per l’opera quotidiana di prevenzione e repressione delle frodi in campo agroalimentare”.

Numeri stellari dell’ortofrutta pugliese che, secondo una stima ponderata di Unioncamere su dati Istat, nel 2016 ha sfondato la soglia dei 750 milioni di euro di prodotto esportato sui mercati internazionali che in termini di aree geografiche riservano non poche sorprese. Oltre agli stimati 230 milioni di export ortofrutticolo verso la Germania, la Puglia si è imposta in Tunisia, Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre a Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia. La Puglia secondo ISMEA è prima in Italia per aziende ortive in piena area (ortaggi non coltivati in serre), seconda dietro la Sicilia per frutteti, terza per i legumi. In particolare ha numeri da record su pesche, uva da tavola e agrumi per quanto riguarda la frutta, mentre nelle produzioni ortive su lattughe, fave, carciofi e pomodori da industria.

L’analisi dei dati porta a considerare – conclude Coldiretti Puglia – quanto il comparto ortofrutticolo si sia specializzato e ciò è dimostrato dal calo del numero di imprese di quasi 700 unità, a cui corrisponde viceversa l’aumento del numero di addetti, addirittura in controtendenza rispetto al dato nazionale. Le produzioni nella maggior parte dei casi sono caratterizzate da un’accuratezza nelle fasi di coltivazione e di raccolta facilmente riscontrabile, che non può permettersi di sostituire la mano dell’uomo con le macchine.

Il comparto ortofrutticolo in Puglia interessa il 16% circa della superficie ortofrutticola nazionale.

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Il Parlamento Europeo ha espresso voto favorevole al Ceta (Comprehensive Economic And Trade Agreement), il trattato commerciale tra Unione europea e Canada che – per la prima volta – riconosce una lista di 172 prodotti Dop e Igp. Tra questi, 41 sono italiani. Le produzioni Dop e Igp pugliesi, però, non rientrano fra quelle riconosciute dal Ceta.

“Di certo l’apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano. Per questo il Ceta rappresenta una risorsa e un’opportunità importante per il sistema agroalimentare “made in italy”,  però non possiamo non evidenziare come le eccellenze pugliesi che si fregiano di marchi e denominazioni di qualità e che ci vengono invidiate a livello internazionale siano escluse dalla lista di tali prodotti – dichiara il presidente della Cia – Agricoltori Italiani di Puglia Raffaele Carrabba -. Il mercato del Canada di certo rappresenta una opportunità importante in particolare per il comparto lattiero-caseario, oleario, vitivinicolo e ortofrutticolo. Non si può accettare, però, che i nostri prodotti, garantiti da elevatissimi standard di produzione in termini di qualità e sicurezza alimentare, siano stati esclusi dalla lista. Chiediamo, dunque, al Parlamento italiano, che dovrà esprimersi a riguardo che anche le eccellenze pugliesi possano entrare a far parte della liste riconosciuta dal Ceta. La sfida attuale – conclude Carrabba – è certamente quella di siglare accordi con altri Paesi con l’obiettivo di agevolare gli scambi commerciali, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei. Però non è accettabile escludere i principali prodotti della Puglia che ci vengono riconosciuti in tutto il Mondo”.

 

 

 


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