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Foggia-Marcinelle, 1600 chilometri e 62 anni

Migranti e stragi, gli altri siamo stati anche noi

Di Benedetta Dentamaro, segretario del Com.It.Es. comitato degli italiani all’estero-Bruxelles:

Foggia-Marcinelle: 1600 km. Foggia-Marcinelle: 62 anni.
I numeri oggi si azzerano.
Nel giorno delle manifestazioni in Puglia contro il caporalato, in Belgio, a pochi passi dalle istituzioni UE, si commemora una tra le più tragiche vicende nella storia dei lavoratori migranti e dell’integrazione europea, con l’esposizione di 262 sagome bianche a ricordo delle vittime (di cui 136 italiani, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 3 algerini, 2 francesi, 1 inglese, 1 olandese, 1 russo e 1 ucraino).
Negli anni ’50 partivano in treno dall’Italia con la valigia di cartone per guadagnare meno di 4.000 lire al giorno.
Oggi partono dall’Africa con i gommoni per un euro a quintale di pomodori.
La stampa dell’epoca parlo’ di un banale corto circuito nella miniera del Bois du Cazier. Oggi, è un banale incidente stradale o una banalissima insolazione.
Ma la morte di un uomo sul luogo di lavoro è davvero una banalità?
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato a Marcinelle questo messaggio: “La promozione dell’occupazione e la tutela piena della salute dei lavoratori costituiscono, oggi come ieri, sfide fondamentali nell’attuale contesto economico europeo e nel quadro del processo di integrazione continentale, nel cui ambito lo sviluppo del ‘pilastro sociale’ appare irrinunciabile. Il sacrificio dei duecentosessantadue lavoratori, tra i quali centotrentasei connazionali, è destinato a richiamare alla memoria di tutti noi il valore delle sofferenze e del coraggio dei migranti in terra straniera alla ricerca di un futuro migliore per le loro famiglie, da costruire con il loro lavoro”.
Nel 2017 il Presidente Martin Schulz, accogliendo al Parlamento europeo una mostra fotografica organizzata dal Comites Belgio (da cui sono tratte le prime due foto), ricordava: “Today’s multicultural and diverse European society is the result of numerous movements across the continent of people who left their homes in search of a better life for their families, better living conditions and a brighter future for their children. A few decades ago most immigrants on our continent were themselves European, many of them coming from countries that are now part of the European Union and whose citizens now fully enjoy the liberties of the European single market such as the free movement of workers and the possibility to work in the host country under the same conditions as nationals of that state, including as regards health and safety. They also enjoy the rights derived from European citizenship such as the right to move and reside freely within the EU. Both for host countries and for immigrants, integration was, and is, a mutually enriching process which fosters knowledge and understanding of each other’s cultures; removes barriers, including ones built on prejudice; and develops intercultural dialogue, tolerance and solidarity. Today, more than ever, it is important that European people are aware of and understand their common history; learn the lessons of the past, including those drawn from the most tragic moments; and rely on their common values and interdependency to make Europe even better and stronger for all its citizens”.
Quell’esposizione si intitolava “Conoscere il passato per pensare il futuro”. Ma abbiamo sbagliato titolo: dobbiamo agire nel presente.


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Migranti e stragi, gli altri siamo stati anche noi

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